Aldo Gigli · Cofondatore del Mirano Continental · scenografo e grafico
Il Tinder degli anni Ottanta
"Il Mirano era Facebook prima di Facebook": Paul Sterck l'ha ripetuto in diverse interviste. In un'epoca in cui non esistevano né Internet né i cellulari, il club era il luogo dove ci si dava appuntamento, certi di incontrarsi, senza aver mai dovuto telefonarsi prima.
C'era persino un sistema di messaggi interno. Al guardaroba di Momo, Monique Van der Weehe, si poteva prendere un bloc-notes e scrivere due parole per qualcuno: un ragazzo che voleva sedurre una ragazza, una ragazza un ragazzo, un ragazzo un ragazzo. Il biglietto viaggiava poi verso il destinatario, di mano in mano o tramite il guardaroba.
Le frasi stampate in testa a questi blocchi erano firmate Philippe Thito, copywriter belga passato per HHD Ogilvy & Mather, DDB, McCann Erickson, Y&R Brussels e Grey Brussels, oggi direttore creativo di Mostra. Formule come "Si vous m'ignorez, je prends mes jambes à mon cou, le voile, 3 kilos" davano il tono: non si lasciava un messaggio, si lanciava una battuta. In fondo alla pagina, il numero di telefono del guardaroba.
Tinder prima di Tinder, in un certo senso: un social network di carta, a messaggi effimeri, legato a un luogo. Questi blocchi hanno avuto una seconda vita negli anni Novanta, rieditati per le serate di Carl De Moncharline, dalla Tokyo Party alle grandi notti a tema, con nuovi testi sempre firmati da Philippe Thito.